|
|
COME BATTERE IL MERCATO CON LA VOLATILITA’ |
| a cura della Redazione |
|
Strategie di investimento per generare alpha
In un mercato globale sempre più interconnesso, la ricerca
di asset in grado di apportare diversificazione e quindi una
migliore gestione del rischio ha rappresentato, soprattutto
nel recente passato, un’operazione assai complessa. Eseguendo
un breve screening, l’unica attività che si è
contraddistinta per una correlazione negativa con i mercati
azionari, è stata la volatilità. Divenuta direttamente
investibile solo a partire dal 2009, con la creazione del Vix
Index Future e del VSTOXX Index Future, ovvero gli indici di
volatilità implicita dei maggiori indici di riferimento
del mercato azionario statunitense ed europeo, la volatilità,
è stata resa accessibile agli investitori (prettamente
istituzionali ) mediante strumenti in grado di generare alpha
in termini di rendimento.
Per capire la portata di questa innovazione di prodotto, abbiamo
eseguito un backtesting a 10 anni, a partire dai valori di aprile
2011, di un investimento totalmente esposto sul sottostante
e di un’analoga strategia che vede invece una ripartizione
dell’investimento tra sottostante e un indice di volatilità
implicita scritto su di esso.
BACKTESTING
Al fine di apprezzare l’utilità di tale analisi,
è stato eseguito dapprima un backtesting di medio-lungo
periodo che mettesse in comparazione i rendimenti dell’indice
azionario dell’area Euro, l’Eurostoxx 50 Pr, con
quelli di un portafoglio composto in parti fisse dall’80%
investito nello stesso indice e il restante 20% nell’indice
di volatilità implicita ad esso riferito. Il confronto
appare di fatto eloquente: la strategia che vede l’inserimento
dell’indice di deviazione standard ha registrato una sonora
overperformance, con un rendimento pari al 149%, rispetto all’investimento
diretto nel sottostante, che invece ha segnato un calo dello
0,93%. Su tale risultato hanno inevitabilmente influito i picchi
di volatilità registrati dal VSTOXX durante i periodi
più acuti della crisi economica, avvenuti a cavallo tra
il 2007 e il 2009.
Ragionando sempre in termini di portafoglio fix weight, ovvero
costantemente ribilanciato in modo tale da mantenere stabile
nel tempo la percentuale di investimento nei due assets, ( equity
e volatilità) , restringendo l’orizzonte temporale
del backtesting a 5 anni, vediamo sotto il punto di vista più
qualitativo i motivi che ci hanno portato a scegliere una ponderazione
che abbia l’Eurostoxx 50 all’80% e il VSTOXX al
20%. E’ utile ricordare, a tal proposito, che per confrontare
strategie con ponderazioni differenti, è necessario andare
oltre la mera osservazione del rendimento finale a scadenza,
analizzando la strategia anche sotto il punto di vista dell'esposizione
al rischio, facendo ricorso quindi all’indice di Sharpe.
Mettendo a confronto i risultati ottenuti, si evince che è
proprio il portafoglio composto da 80% equity e 20% volatilità,
ad avere lo Sharpe Ratio maggiore, pari nello specifico a 1,76,
contro un valore pari a 0,31 del benchmark di riferimento (Eurostoxx
50). Tale indice, si ricorda, esprime il rendimento di un portafoglio
al netto del risk free, in rapporto al rischio (deviazione standard)
del portafoglio stesso. In questo modo viene sintetizzato il
rendimento in termini percentuali per ogni unità di rischio
dell’investimento. Tra le ponderazioni presentate nella
tabella dei portafogli a confronto a 5 anni, l’indice
di Sharpe ci consente, riassumendo, di preferire una strategia
in grado di registrare un rendimento del 81,63%, a fronte di
una standard deviation del 10,56%.
Infatti, proprio la strategia 80-20, risulta essere l’investimento
maggiormente coerente in termini di rischio rendimento, rispetto,
ad esempio, a quella il cui peso tra equity e volatilità
sia ponderato rispettivamente al 75% e al 25%, il cui rendimento
sarebbe del 105,16% ma con un indice di volatilità più
elevato, nello specifico pari al 14,80%.
VOLATILITA’ COME ATTIVITA’ INVESTIBILE
Al fine di rendere tale strategia, sulla carta nettamente vincente,
operativamente perseguibile, iniziamo con l’affermare
che i più comuni indici di volatilità, ovvero
il Vix e il VSTOXX, sono indici non investibili. Tralasciando
le comuni strategie in opzioni che consentono di riprodurre
una posizione lunga o corta in volatilità, dal 2009 sono
negoziati rispettivamente sul CBOE e sull’Eurex, i contratti
Vix Future Index e il VSTOXX Future Index. Come in qualsiasi
investimento o strategia che abbia come asset sottostante un
contratto future, è necessario considerare sia i costi
di rollover che il costo connesso al mantenimento dei margini.
Sono proprio queste le ragioni sottostanti all’innovazione
di prodotto messa in campo dal team di Barclays Plc che, sulla
scia dell’esperienza acquisita nel mercato statunitense
con i benchmark sul Vix, ha introdotto anche in Italia i primi
due benchmark sulla volatilità a breve (iPath VSTOXX
Short-Term Future ETN, Isin DE000BC2KZY6 ) e a medio termine
(iPath VSTOXX Mid-Term Future ETN, Isin DE000BC2K050).
I due ETN, consentono di posizionarsi rispettivamente sulla
parte a breve e a medio termine della curva di volatilità
del mercato europeo, effettuando automaticamente i rollover
per mantenere costante tale esposizione, a fronte di un costo
di gestione annua che sintetizza le varie transaction charge.
Sempre con riferimento al mercato azionario europeo, è
utile ora applicare l’analisi sopra effettuata utilizzando
come asset i due iPath ETN, al fine di comprendere più
nel dettaglio il loro funzionamento e spiegare dal punto di
vista tecnico le eventuali discrepanze in termini di performance.
I risultati ottenuti, osservabili dalla tabella “Portafogli
a confronto dal 3 novembre 2010”, sono stati calcolati
su un orizzonte temporale relativamente breve data la recente
introduzione sul mercato dei due certificati. Le performance
significativamente inferiori rispetto a quelle messe a segno
dal benchmark di riferimento, sono ascrivibili al forte movimento
correttivo che ha interessato nel periodo considerato l’indice
di volatilità implicita. Sull’evidente sottoperformance
gioca poi un ruolo chiave la situazione di contango in cui versano
attualmente i future sulla volatilità.
Il minor rendimento su base annua dell’iPath Short-Term
rispetto al Mid-Term, infatti, è dovuto proprio al diverso
meccanismo di rollover su una curva di riferimento in contango.
Brevemente, essendo il primo agganciato sulla parte breve della
curva, 1-2 mesi, esegue di fatto rolling più frequenti
rispetto all’ETN Mid-Term che replica invece la volatilità
a 6 mesi e per questo effettua minori rollover, registrando
così sia migliori performance che un miglior Sharpe Ratio.
|
|
|
|