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CeD | Speciali - INVESTIRE SUL NIKKEI
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CERTIFICATI D’ORIENTE E PICCOLI PORTAFOGLI
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Investire sul Nikkei225, l’indice rappresentativo delle 225 maggiori aziende del mercato
azionario nipponico. Un’adeguata apertura giornalistica potrebbe raccontare i motivi per i quali
potrebbe essere conveniente investire in oriente, delle rosee prospettive dell’economia
giapponese e del PIL previsto in buona crescita ( almeno nel 2007/2008) dopo anni di
difficoltà. Ma lo scopo di questo speciale non è giustificare una scelta di investimento, ma
mostrare a chi ha già deciso , quali sono gli strumenti in grado di performare quanto e più
dell’indice. L’analisi è evidentemente incentrata sui certificati di tipo investment, ovvero quei
derivati cartolarizzati emessi da banche ad alto rating e quotati su mercati regolamentati ( sul
SeDeX di Borsa Italiana in particolare), che consentono di replicare linearmente o in maniera
più articolata i movimenti di un titolo o indice sottostante. Borsa Italia li definisce in due diversi
segmenti: quello A è riservato ai Benchmark, ovvero quei certificati che non fanno altro che
replicare le variazioni del sottostante, apprezzandosi in caso di salita e perdendo valore in caso
di discesa. Dei cloni a tutti gli effetti.
La classe B è invece dedicata a tutti quei certificati
strutturati, che alla semplice replica del sottostante aggiungono una o più opzioni accessorie in
grado tra l’altro di proteggere il capitale o massimizzare i rendimenti. Tutti i certificati di
investimento fin qui emessi sono caratterizzati da una scadenza fissa, e soltanto nelle ultime
settimane è stato autorizzato in Italia il primo Open End. La durata varia da pochi mesi a 6
anni: esattamente il tempo che l’investitore medio dedica ad un investimento. Anche se non
esiste una statistica ufficiale è quantificabile in un periodo tra i 2 e 18 mesi il tempo dedicato
ad un’operazione che inizia sin da subito a produrre un risultato positivo; si prolunga , fino a
diventare da “cassetto” a 6 anni o più, il tempo che è disposto ad aspettare chi invece parte
con il piede sbagliato. L’esperienza del 2000 e il successivo scoppio della bolla hi-tech è lo
specchio di quanto appena riportato.
Partendo quindi dal presupposto che per cogliere delle buone opportunità possono bastare due
settimane ma possono servire anche 5 anni, abbiamo studiato il comportamento di tutti gli
strumenti,quotati al SeDeX, che forniscono accesso all’indice Nikkei225.
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I CRITERI DI ELABORAZIONE
Nessun backtesting o simulazione sulla base dei risultati passati ma nove ipotetici scenari
futuri, calcolati sia in termini assoluti che percentuali dai livelli attuali. Tre positivi ( +20%;
+40%; +60%) , uno neutro (0%) e 5 negativi ( -5%; -20%; -30%; -44%; -51%): un range
dunque abbastanza ampio (+60% -51%), soprattutto se si considera la volatilità ridotta con
cui si sta muovendo l’indice negli ultimi due anni. Naturalmente i nove scenari servono soltanto
a capire quale sarà il certificato che correrà di più in ciascuna situazione di mercato, ma ciò
non toglie che il mercato possa fare un +150% o un -70% ( improbabile ma non impossibile).
Nel malaugurato caso in cui questo dovesse accadere ( naturalmente riferito al tracollo),
salterebbero tutte le barriere dei certificati Twin Win o Bonus ( di seguito le spiegazioni) ma
non quelle di protezione. Ma di questo parleremo più avanti. Tutti gli strumenti sono già
quotati, ad eccezione di un certificato Twin Win “simmetrico”, e pertanto hanno un prezzo
lettera inferiore o superiore ai 100 euro nominali, determinato dallo strike, differente l’uno
dagli altri anche di oltre 2000 punti. Per consentire una consultazione più comoda e uniforme
abbiamo preso come punto di partenza comune un investimento di 10000 euro e benché solo
due delle proposte ne siano influenzate, ( tutte le altre sono strutture Quanto) abbiamo
ipotizzato un valore fisso di cambio euro/yen.
Ne deriva che nella realtà, i risultati dei due strumenti esposti al rischio cambio si
apprezzeranno maggiormente in caso di recupero dello yen nei confronti dell’euro, o si
deprezzeranno in caso contrario.
Con riferimento ai dividendi, il Nikkei è un indice a basso dividend yield ( meno dell’1,3%
annuo); pertanto la rinuncia ai dividendi ( necessaria quando si affronta un investimento in
certificati di classe B) è poco dolorosa. D’altro canto in cambio si ricevono interessanti opzioni
di rendimento o protezione.
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