CLUB CERTIFICATES
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Petrolio, in cerca di un supporto

Il 2016 non è iniziato nel migliore dei modi per quanti speravano che il petrolio potesse accennare a un recupero dopo i 60 e più dollari al barile persi nel 2015 e i livelli raggiunti nelle ultime settimane iniziano a preoccupare, e non poco, anche i Paesi produttori che vedono le proprie economie in ginocchio.

a cura della Redazione

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La rottura dei 30 dollari nei primi giorni dell’anno ha innescato un’accelerazione che ha portato a testare l’area dei 26 dollari e solamente da li è scattato un rimbalzo, in concomitanza con il rollover sulla scadenza di marzo del contratto future generico, che tuttavia sembra aver già esaurito la propria spinta. Che dietro l’affondo del petrolio ci siano questioni politiche è fuori di dubbio e la discesa in campo della Russia, che a sua volta influisce sull’andamento del rublo e dei mercati azionari, oltre che dell’oro nero, è solo l’ultimo atto di un braccio di ferro che al momento ha causato ingenti perdite agli investitori che nell’ultimo anno hanno puntato direttamente sul petrolio, mediante ETF o certificates, o indirettamente acquistando azioni operanti nel settore come Eni, Saipem, Total.

Allo stato attuale le sofferenze medie si attestano al 40% e per sperare in un recupero del capitale investito potrebbe non essere sufficiente un ritorno del petrolio sulla soglia peraltro difficilmente raggiungibile dei 50 dollari al barile. Questo perché oltre a un fattore puramente matematico, che costringe l’investimento ad apprezzarsi del 65% a fronte di un valore residuo di 60 euro rispetto a 100 investiti, c’è da considerare l’effetto contango del future sul greggio, che incide mensilmente sul prezzo del barile e che fa si che a distanza di un anno, anche una crescita di 20 dollari non possa ritenersi integralmente replicabile dal nostro prodotto di investimento in quanto costituita almeno in parte dal cosiddetto “rollover spread”, ossia quel differenziale di prezzo che esiste tra le due scadenze del future.

Per non complicarci ulteriormente il cammino, possiamo dunque affidarci a un indice per seguire in maniera più lineare possibile l’andamento del petrolio quotato al Nymex. L’indice utilizzato per la maggior parte delle emissioni di certificati è lo S&P GSCI Crude Oil ER , un indice gestito e calcolato dalla S&P’s che replica le performance del crude oil quotato al Nymex con scadenza generica, al netto dei costi di rollover e di commissione. Quotato in dollari, l’indice è sottostante di numerose emissioni quotate al Sedex o al Cert-X e alcune di queste possono oggi rispondere all’esigenza di chi ha subito ingenti perdite con prodotti che soffrono oltre che della discesa del petrolio, anche del fattore tempo e della volatilità ( vedi prodotti a leva fissa come ETC e certificati a Leva Fissa).

Partendo dal valore corrente di 139 punti, e fissato un minimo assoluto a 118,69 punti nelle scorse settimane, una prima soluzione di investimento potrebbe essere il Cash Collect Autocallable identificato da codice Isin DE000HV4A4C9 , caratterizzato da uno schema di rilevazioni intermedie con cadenza trimestrali, valide ai fini del potenziale rimborso anticipato del capitale e soprattutto al pagamento di una cedola trimestrale del 2,25%. Più in particolare, fissato lo strike iniziale in fase di emissione a 154,875 punti, il certificato ogni tre mesi a partire dal prossimo 30 marzo fotograferà il valore dell’indice e se questo sarà almeno pari ai 116,156 punti della barriera, staccherà una cedola del 2,25% senza effetto memoria.

Solamente per le prime due rilevazioni, è da sottolineare che le cedole saranno garantite e che non sarà possibile ottenere il rimborso anticipato del capitale, che si attiverà sotto forma di opzione autocallable a partire dalla terza rilevazione di settembre 2016: in quella data, e per quelle successive, una rilevazione dell’indice non inferiore allo strike iniziale consentirà il rimborso dei 100 euro nominali maggiorati della cedola trimestrale. Qualora non si verificasse mai il richiamo anticipato automatico del certificato, si giungerà alla scadenza naturale di fine 2017 dove il rimborso dei 100 euro e dell’ultima cedola sarà condizionato da una rilevazione dell’indice non inferiore ai 116,156 punti, un livello che come si sarà compreso è inferiore ai minimi già toccati a inizio anno. Per chi ritiene plausibile una moderata ripresa del petrolio, questo certificato prospetta un rendimento su base annua del 9% e un ulteriore guadagno dato dalla quotazione di circa 94 euro.

Un metodo alternativo per investire sulla ripresa del petrolio è quello di seguire l’andamento dell’Eurostoxx Oil&Gas, l’indice delle società dell’area euro operanti nel settore. L’indice, al cui interno figurano tra gli altri, titoli quali Total , Eni e Repsol arriva dai massimi di giugno 2014 a 380 punti e ha toccato un minimo di 237 punti ( -38% dai massimi) lo scorso 20 gennaio, prima di attestarsi sui 260 punti correnti. Sull’indice è quotato un Twin Win emesso da Unicredit , identificato da codice Isin DE000HV8A869, che alla scadenza del 16 febbraio 2018 liquiderà i 100 euro nominali maggiorati della perfomance positiva dell’indice a partire dai 329,99 punti e della metà di quella negativa, invertita di segno, a condizione che resti invariata la barriera posta a 183,1445 punti. In altre parole, un rialzo dell’indice del 20% darà luogo a un rimborso a scadenza di 120 euro mentre un ribasso della stessa entità a una liquidazione di 110 euro, trasformando cosi la variazione negativa in un guadagno. Condizione richiesta per la partecipazione in termini assoluti all’andamento dell’indice è , come detto, la tenuta della barriera lungo l’intero arco di vita del prodotto, con osservazione continua intraday, pena la trasformazione del certificato in un semplice replicante dell’indice con conseguente perdita in conto capitale in caso di performance negativa.

Come anticipato, il minimo è stato toccato dall’Eurostoxx Oil&Gas lo scorso poche sedute fa a 237 punti e pertanto la barriera a 183 punti appare ancora sufficientemente distante anche nell’ipotesi in cui il petrolio continui a calare portandosi dietro le quotazioni dei singoli titoli. Ipotizzando la scadenza ai valori correnti di 260,42 punti il rimborso del certificato sarebbe pari a 110,54 euro, dato il ribasso del 21% dallo strike iniziale, e pertanto l’acquisto a 84 euro genera una potenzialità di rendimento del 32% che tenderà ad aumentare alla scadenza tanto più si avvicinerà alla barriera . Da un punto di vista operativo occorre considerare che un eventuale recupero dell’indice farebbe diminuire il teorico rimborso a scadenza ma darebbe una spinta immediata al prezzo di mercato, facendolo cosi rientrare più rapidamente verso l’area 100, per le minori probabilità di rottura della barriera.

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