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CeD | Speciali - INVESTIRE SU TELECOM ITALIA

UN 2007 AVARO PER TELECOM ITALIA


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Tempi duri per gli azionisti di Telecom Italia. Il tempo sembra essersi fermato per chi aveva deciso di scommettere sulla ripresa dei mercati azionari puntando sul titolo telefonico; mentre i principali indici mondiali hanno vissuto quattro anni di rialzo, culminati con nuovi record, Telecom Italia, nonostante un generoso dividendo è rimasta praticamente al palo.

Dopo l’exploit di aprile, fallito amaramente con l’interruzione delle trattative per la possibile acquisizione da parte di investitori esteri, il titolo è tornato a scendere fino a toccare un minimo di 1,87 euro.

Ora le quotazioni si sono riportate sopra la soglia psicologica dei 2 euro, ma il titolo non decolla e il gap che lo separa dai maggiori competitor europei cresce, come mostrato nella tabella che segue:

L’analisi dei prezzi senza tener conto dei dividendi, evidenzia una performance deludente del titolo telefonico nazionale, nel confronto con gli altri 12 titoli che compongono l’indice Dj Eurostoxx Telecom.

Il panorama non migliora sostanzialmente estendendo il confronto a diversi time frame e aggiungendo nel calcolo i dividendi distribuiti agli azionisti.

Negli ultimi diciotto mesi le banche emittenti di certificati hanno guardato spesso al titolo, e anche grazie al buon dividendo fin qui distribuito, sono riuscite a realizzare proposte allettanti, sia in termini di opzioni che di pricing. Attualmente il SeDeX ne accoglie 46, divise tra certificati a capitale protetto ( con partecipazione parziale o totale), Bonus con vari livelli di rendimento e barriera, due Pepp ( certificati misti con protezione parziale e leva al rialzo) e due Autocallable Twin Win ( certificati dotati dell’opzione di rimborso anticipato e con opportunità di guadagno in due direzioni a scadenza). Per il nostro studio ne abbiamo selezionati 27, adottando come criterio di selezione le opzioni offerte ( in relazione al pricing) e il profilo di rendimento rapportato al rischio.

I CRITERI DI ELABORAZIONE

Così come già descritto in occasione dei due precedenti studi sul Nikkei225 e sul dollaro, l’analisi non si basa sul backtesting (in pratica non tiene conto di quello che è successo in passato) ma su otto ipotetici scenari futuri, calcolati sia in termini assoluti che percentuali dai livelli attuali. Tre positivi ( +20%; +40%; +60%), uno neutro (0%) e 4 negativi ( -5%; -20%; -30%; -40%): un range dunque abbastanza ampio (+60% -40%), soprattutto se si considera la volatilità ridotta con cui si sta muovendo il titolo negli ultimi anni. Naturalmente gli otto scenari servono soltanto a capire quale sarà il certificato che correrà di più in ciascuna situazione di mercato, ma ciò non toglie che il titolo possa fare un +150% o un -70% ( improbabile ma non impossibile). Nel malaugurato caso in cui questo dovesse accadere ( naturalmente riferito al tracollo), salterebbero tutte le barriere dei certificati Bonus, ma non quelle di protezione. Tutti gli strumenti sono già emessi e quotati ( ad eccezione di un AC Twin Win di HVB), e pertanto hanno un prezzo lettera inferiore o superiore ai 100 euro nominali, o al corrispettivo dato dallo strike ( la maggioranza dei certificati quota con multiplo 1, quindi come il titolo). Per consentire una consultazione più comoda e uniforme abbiamo preso come punto di partenza comune un investimento di 10000 euro. Con riferimento ai dividendi, lo studio mette a confronto i certificati con il titolo al fine di valutare correttamente la convenienza di un certificato rispetto al titolo: per il calcolo abbiamo tenuto conto di un utile in contrazione per i prossimi anni, quantificandolo in un 5,3% annuo. Lo stacco della cedola avviene normalmente il 20 o 21 aprile di ogni anno e quindi pur avendo inserito nell’analisi il dividendo annuo, c’è da considerare che un certificato in scadenza al 28 marzo 2008, non subirà alcuna influenza dal dividendo e il confronto con il risultato operativo dell’azione andrà fatto escludendo dal rendimento il dividendo.

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